Stati mentali

E torno sui miei passi adesso si è inevitabile, percorrerò a ritroso un viaggio che mi costa lacrime mi aspetta un mare di tranquillità tempeste che ho già superato anch’io.Renato Zero – A braccia aperte

Il counselor, ma più in generale il terapeuta, che si accinge a sostenere il cambiamento nel paziente, induce in questi uno stato ipnotico, una modificazione della coscienza, un rilassamento, un abbassamento del livello di razionalità. Questo presupposto è necessario perché «ogni esperienza nuova viene accettata solo a seguito di un abbassamento della critica, il meccanismo attraverso il quale ci avviciniamo al nuovo è un meccanismo emotivo, sono le emozioni ad avvicinare a noi un nuovo apprendimento, dobbiamo abbassare la critica ogni volta che ci troviamo ad assimilare una nuova esperienza, teniamo alta la critica ogni volta che desideriamo o dobbiamo mantenerci entro le nostre convinzioni. […] Con la critica alta il cervello sancisce ciò che è possibile dividendolo da ciò che non lo è, ci impedisce esperienze che altrimenti sarebbero censurate come impossibili, pericolose, o improponibili [mentre] la critica bassa rende possibile un’ipotesi di sogno o fantasia» (Chisotti 2011).

L’ipnosi, en passant ericksoniana, punta sulla partecipazione attiva del paziente il quale, guidato da un terapeuta e esprimendosi liberamente, risponde a suggerimenti orientati a modificare la sua esperienza soggettiva. Infatti questo strumento terapeutico presuppone che ogni individuo possegga già dentro di sé le risorse necessarie per fronteggiare tutte le situazioni. Esattamente questo concetto è reso comprensibile da Chisotti quando afferma che «l’ipnosi non aiuta ad essere più di quello che si è, ma aiuta ad ottimizzare le risorse».

Il terapeuta con le parole, usando metafore oppure un linguaggio simbolico, guida l’inconscio del paziente, portandolo a trovare da solo le soluzioni ai suoi problemi. Come sostiene Chisotti «il segreto dell’ipnosi è la relazione: c’è ipnosi quando c’è relazione [e soprattutto] l’ipnosi non è uno stato alterato di coscienza, è uno stato alternativo dove l’Io è molto presente»; se per alcuni autori c’è un unico stato ipnotico, per altri ci sono differenti livelli per ciascun individuo il quale è limitato al conseguimento di quello posseduto: in ogni caso «l’ipnosi è estrema concentrazione su noi stessi, solo mente».

Comunque «tutti sono ipnotizzabili, è facile andare un po’ in trans, succede quando si è presi dalle cose, i livelli sono diversi, e l’ipnosi è un certo livello di trans». Un esempio che sarà capitato a tanti è quello di distrarsi davanti a uno spettacolo e non sentire, per qualche momento, un lieve mal di pancia. Non è un caso, infatti, che il significato etimologico della parola divertire sia il volgere altrove i pensieri, in direzione opposta rispetto a quanto si sta provando: un distogliere, distraendo l'animo da pensieri molesti.

Per attuare il cambiamento bisogna lavorare sui modelli che la persona possiede. Quando si cambia stato mentale si cambia identità.

Orbene che sia il terapeuta o noi stessi a collocarci in uno stato di trance, idoneo al recepimento di processi di cambiamento, non muta la necessità dover fornire il farmaco o medicamento appropriato.