Tecniche di cambiamento

Percepire un aspetto nuovo di sé stessi è il primo passo verso il cambiamento del concetto di sé.Carl Rogers, Un modo di essere

Le tecniche di cambiamento, di cui un’ampia elaborazione è stata curata da Marco Chisotti, sono delle buone pratiche, dei precetti da osservare in maniera pragmatica e disciplinata.

Queste tecniche orientate al cambiamento possono riguardare diverse aree di intervento: comportamento, emozioni, sensazioni, funzioni biologiche, immaginazione, cognizione e relazioni interpersonali.

Comportamento

La persona che, in un determinato contesto, non riesce a comportarsi in maniera adeguata, si mette alla prova recitando un personaggio alla stregua di un attore. Oppure acquisisce il comportamento appropriato osservando un modello da imitare, che può essere lo stesso terapeuta o qualunque altro soggetto esemplare.

A volte un comportamento nocivo viene agito perché siamo noi stessi a rinforzarlo o perché sono gli altri che ci gratificano quando lo compiamo: in questo caso occorre premiare «quei comportamenti che desiderate incoraggiare [e ignorare] quelli che desiderate scoraggiare».

È provato che la sollecitudine nel registrare per iscritto, e quindi monitorare, un comportamento da tenere consente di conseguire con più facilità quanto desiderato. Però se un comportamento, in questo caso negativo, ci è ispirato dalla vicinanza di uno stimolo – troppo vicino – occorre allontanare il noi dallo stimolo: vale l’adagio occhio non vede, cuore non duole.

Con la sedia vuota, o gioco delle parti, più del comportamento, si giunge a comprendere qual è il modo di pensare dell’altro nel momento in cui lo impersoniamo. Chisotti osserva che «nell’esperienza classica il cliente siede di fronte a una sedia vuota, che poi immagina venga occupata da un altro individuo importante per lui (genitore, fratello, parente, amico, datore di lavoro o persino un suo alter ego). La persona immaginata potrebbe essere qualcuno che è morto, oppure qualcuno che appartiene al futuro, come un possibile coniuge o fidanzato» Questa attività, tendente a «dare un’organizzazione alla propria mente», consente di giungere a una soluzione facendo dialogare la persona con, praticamente, un altro sé, l’altro sull’altra sedia. Però la sedia può anche essere virtuale, come nel caso di una scena di un episodio della serie televisiva Tutti pazzi per amore 3.

La difficoltà nell’assumere comportamenti difficili, spiacevoli, ostici può trovare soluzione incoraggiando la persona ad impegnarsi in maniera graduale e progressiva. A riguardo, non senza presunzione, ritengo si possa ridefinire il termine, già utilizzato in rete ma non ancora entrato nel vocabolario della lingua italiana, di omeofobia. Nel web in questo periodo è adoperato per indicare l’atteggiamento negatorio circa la validità curativa delle cure omeopatiche. Credo invece che si possa definire come la prassi terapeutica che si basa sul principio (espresso nell’aforisma similia similibus curantur «i simili si curano con i simili») per il quale le varie forme fobiche vanno curate mettendo alla prova il soggetto con le stesse fobie.

Emozione

È importante che la persona impari a definire con precisione i propri sentimenti anche per evitare di essere deviato dal termine di cui si è erroneamente avvalso e dunque di ritenere di soffrirne.

Nel caso in cui il sentimento provato sia effettivamente una qualche forma di collera, è necessario incanalare quest’ultima «in adeguate espressioni assertive [dicendo al cliente di] affermare più volte e a voce sempre più alta: “Sono arrabbiato!”».

La persona che soffre d’ansia, oltre a valersi di esercizi di rilassamento (sensazione) e della visualizzazione di una situazione affrontata con successo, deve essere spronato a causare ansia per poter analizzare le sensazioni spiacevoli e, subito dopo, a rasserenarsi per poter analizzare le sensazioni opposte.

Sensazione

Con gli esercizi di rilassamento, la concentrazione, la meditazione è possibile giungere ad ascoltare il proprio corpo, indipendentemente dal flusso di pensieri che in genere distolgono la nostra attenzione. Diviene possibile risalire a più profonde informazioni sul nostro essere, allentare le tensioni muscolari, abbassare valori pressori, ecc.

Un procedimento di controllo volontario a retroazione delle attività biologiche, mediante apparati elettronici, può addestrare al controllo dei ritmi cerebrali o delle attività periferiche quali la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa oppure essere usato nella terapia di disturbi funzionali che riguardano il controllo della muscolatura (tic, balbuzie, torcicollo, incontinenza urinaria, ecc.) e in quella dei disturbi legati a stati di ansia (cefalee, insonnia, asma bronchiale, ecc.).

In caso di problemi legati alla sfera sessuale possono rivelarsi utili l’addestramento alla concentrazione sensuale e l’addestramento di soglia: rispettivamente per aumentare il piacere dei sensi e in caso di eiaculazione precoce negli uomini.

Funzioni biologiche

Se si sospettano problemi organici o si richiedono interventi biologici non è possibile prescindere dall’inviare la persona presso uno studio medico. In ogni caso è certamente valido incoraggiare la persona a tenere e mantenere sane abitudini alimentari, sportive e ricreative.

Immaginazione

Kundera nel suo più celebre romanzo dice che «immaginare, sognare ciò che non è accaduto, è tra i più profondi bisogni dell’uomo» (Kundera 1985). Quindi se mentalmente un cliente si rappresenta i cambiamenti che potrebbero avvenire nei mesi e negli anni futuri, egli potrebbe innanzitutto evitare lo shock del futuro e imparare ad affrontarli con successo.

Se una persona prova sgradevoli sensazioni e/o emozioni che non riesce a spiegare un mezzo per venirne a capo è tentare di associare a esse è immaginare l’esperienza che può averla originata.

Mentre a un comportamento indesiderato è utile associare immagini mentali spiacevoli, a un comportamento desiderato, invece, è vantaggioso associare un’analoga situazione in cui si è pervenuti a un successo. In genere, «la visualizzazione di una qualsiasi scena piacevole, reale o immaginaria, passata, presente o futura produce molti effetti positivi». E se comunque, per vincere l’ansia o una tensione, non è possibile immaginare qualche situazione di successo basta pure rappresentarsi le peggiori conseguenze possibili per imparare ad affrontarle, mentalmente, in anticipo.

Proiettarsi in avanti o indietro nel tempo per sperimentare o rivivere le proprie esperienze è un’efficace tecnica di arricchimento delle proprie emozioni.

Cognizione

La lettura di un libro può anticipare, coadiuvare, perfino sostituire delle sedute terapeutiche e altrettanto può esserlo una narrazione, mediante un diario o altro, della propria esistenza da cui poterne trarne le migliori pratiche del vissuto. Leggere aiuta anche a correggere delle opinioni assurde o delle convinzioni erronee su ciò che ci circonda e su noi stessi. Il diario può anche essere un ottimo sistema per monitorare i propri algoritmi cognitivi, i passi che la nostra mente – alla stregua di una macchina pensante - compie sistematicamente in determinate situazioni.

Imparare ad auto-istruirci nell’uso «deliberato di affermazioni positive e creative» porta le persone al successo poiché «ciò che pensiamo e immaginiamo influenza il nostro modo di sentire e ciò che facciamo». E quando proprio non ci si riesce «un modo semplice, ma efficace di combattere certi pensieri ossessivi e arbitrari è limitarsi a urlare varie volte dentro di sé “BASTA!”» per riuscire almeno a bloccarli.

Per risolvere problemi è essenziale procedere con scelte logiche e razionali, affrontare le situazioni isolando le cause dagli effetti e, in qualunque circostanza provare a usare la regola giornalistica, anglosassone, delle cinque W: who, what, when, where e why ovvero chi, cosa, quando, dove e perché, a cui, Chisotti a ragione, aggiunge il come.

Serve dotarsi di una buona filosofia di vita. Se per Kundera l’insostenibile leggerezza dell’essere cela un contrasto, e quindi l’insostenibilità, tra l’irrilevanza delle scelte compiute durante la vita e la ricerca di un senso della stessa, per Lou Marinoff ogni buona filosofia è comunque meglio del Prozac (Marinoff 2003).

Relazioni interpersonali

La capacità di inviare e di ricevere comunicazioni adeguate al contenuto che si trasmette o si riceve migliora la qualità della vita. Comunicare adeguatamente significa dare un’appropriata importanza sia alla comunicazione verbale sia a quella non verbale rappresentata dal linguaggio del corpo mediante i gesti, le espressioni, le intonazioni della voce, i suoni, i rumori, ecc.. Imparare a riconoscere e a interpretare i gesti e le espressioni consente di stare meglio in sintonia con gli altri e anche con noi stessi.

Per meglio rispettare un appropriato comportamento, la persona in cura può accordarsi per ottenere una ricompensa o per subire una conseguenza negativa in relazione, rispettivamente, al conseguimento di un obiettivo o dell’insuccesso.

Sebbene questa epoca sia identificata come l’era della comunicazione – forse soltanto per le numerose tecnologie a disposizione – le capacità comunicative diminuiscono come dimostrano purtroppo le diverse prove di comprensione della lettura OCSE PISA e quelle nazionali INVALSI. In assenza di competenze comunicative a risentirne è anche la sfera amicale in quanto, come afferma Chisotti, «l'amicizia si basa sulla comunicazione, l'affetto, l'empatia, l'interesse, la confidenza, lo scambio, il rinforzo positivo e la complementarietà».

In assenza di competenze comunicative e di assertività, diventa arduo se non impossibile perfino «sostenere i propri diritti, esprimere pensieri, sentimenti e opinioni in modo diretto, sincero e appropriato». In questo caso occorre un addestramento alla socialità e all’assertività per riuscire ad avere «la capacità di di dire “no”, la capacità di chiedere favori o avanzare richieste, la capacità di esprimere sentimenti positivi e negativi, la capacità di iniziare, continuare e concludere le conversazioni».

La capacità di comunicare senza pregiudizi è ben rappresentata in una scena del film Quasi amici, dall’originale Intouchables, ispirato a una storia vera, quella di Philippe Pozzo di Borgo (interpretato da François Cluzet) tetraplegico dal 1993, e il suo rapporto con Yasmin Abdel Sellou (interpretato da Omar Sy con il nome di Driss) suo aiuto domestico.

Quando Philippe inizia la ricerca di qualcuno che gli faccia da badante personale, Driss si presenta come candidato, anche se non ha alcuna ambizione a farsi assumere, ha solo bisogno che la sua lettera di richiesta di assunzione sia firmata per accedere al sussidio di disoccupazione. Durante il colloquio, tutti i candidati tranne Driss non si rivolgono direttamente a Philippe – sicuramente impassibile - ma a una sua dipendente alla quale elencano noiosamente le proprie abilità e competenze professionali: Driss, fin dal primo istante non ha alcuna remora a rivolgersi direttamente al tetraplegico Philippe. Invitato a ritornare il giorno seguente per la firma, si trova assunto.