OK, Houston, abbiamo un problema

Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l’empio, per il puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono e per il malvagio, per chi giura e per chi teme di giurare.Giobbe, 9, 2

Se sulla navicella Apollo 13 – missione spaziale statunitense del 1969 - l’equipaggio segnalò un guasto che impedì l’allunaggio e rese difficoltoso il rientro, di problemi sulla Terra ce ne sono a sufficienza, quotidianamente, da sempre: tanti e tali da ostacolare la noia, la quale in caso contrario, potrebbe impadronirsi di noi se avessimo scarsità di problemi.

Tutti questi fatti - naturali, esterni o interni – che subiamo, ci cambiano continuamente le carte in tavola, ne siamo spaventati, esterrefatti o, almeno, stupiti. La morte, o semplicemente la malattia, dei nostri cari ci lascia costernati. Alcuni fatti delittuosi procurano avvilimento anche in persone non toccate direttamente nella tragedia.

Che cosa possa rappresentare, per un genitore, la morte di una figlia è intuibile, un dramma, il peggiore lutto che possa capitare, un evento traumatico, poiché ci si aspetta che i figli sopravvivano ai genitori. Nel caso dei bambini francesi nella scuola ebraica Ozar Hatorah di Tolosa o di quelli belgi e olandesi che tornavano da una gita scolastica il tormento è inasprito dalla tenera età e dalla lontananza da casa: i genitori soffriranno al pensiero di non essere stati vicini ai figli nel momento più difficile della loro breve esistenza.

È molto difficile superare il lutto per un figlia, piuttosto si può convivere con un immenso dolore che diventa parte della persona: l’apparato psichico si adatta ma inevitabilmente cambia per sempre. A livello familiare tutto il nucleo superstite risente dell’angosciosa perdita: si tratta di una terribile rottura degli schemi. È fondamentale restare uniti. La morte di una fanciulla lascia un vuoto smisurato anche tra fratelli e sorelle poiché interrompe un percorso di vita intrapreso tutti insieme.

Tutti questi imprevisti, anche se non possono essere propriamente definiti imprevisti giacché alcuni sono eventi ineluttabili mentre altri, seppure eludibili, non possono essere esclusi con certezza. Fuori di metafora la morte è un evento futuro ma certo mentre incerta rimane fino alla fine la modalità.

Tutti questi avvenimenti inattesi provocano una separazione, un distacco da qualcuno o da qualcosa. Facilmente intuibile rimane la conseguenza di un evento luttuoso nei confronti dei propri congiunti ma anche una malattia ci separa dal nostro ideale stato di salute, un divorzio o una separazione – lo pronostica lo stesso termine – allontanano soggetti che mai avremmo immaginato divisi, una difficile esistenza può allontanare un ottimista dai suoi sogni e, infine, perfino il momento dell’adolescenza ci separa dalle sicurezze dell’infanzia come il divenire adulti ci separa dalle illusioni della stessa adolescenza.

Tutti questi avvenimenti inattesi, dicevo, provocano una perdita, un distacco da affetti, illusioni, legami e sogni impossibili a cui tutti noi, sostiene Viorst, dobbiamo rinunciare per crescere (Viorst 2004). Anzi secondo l’autrice è eccessivo e perfino inutile tentare di mantenere un controllo sulle persone e sugli accadimenti: cercare di tenere sotto controllo ciò che ci circonda è addirittura dannoso oltre che inverosimile (Viorst 1999).

Inevitabilmente dobbiamo confrontarci con il cambiamento sia voluto sia dovuto, desiderato o imposto che sia.

Per meglio circoscrivere il tema del cambiamento espongo qualche immagine. La prima visione riguarda i mutamenti che tramutano una larva in bruco, poi in crisalide, alla fine in farfalla. La trasformazione è indipendente dalla volontà della larva, bruco o crisalide stessa ed è sterile che la futura farfalla possa mostrare rimpianti delle sue precedenti condizioni. La natura intrinseca di ciascun essere è governata da costanti che non possono essere modificate dai soggetti che ne sono dipendenti.

Altra visione. Se si osserva la superficie di uno stagno dopo avervi lanciato un sasso, si nota un’alterazione della superficie lacustre, dei cerchi concentrici che si srotolano dal punto dell’impatto disposti a diminuire fino a giungere alla quiete che poteva rilevarsi prima dell’evento perturbatore. Sebbene il laghetto possa giungere a quietarsi in un arco di temporale variabile non si ritorna alla calma iniziale, è necessario constatare che è avvenuto un cambiamento: a meno che tutti i lanciatori di sassi negli stagni si tuffino per riprendersi i sassi lanciati, quest’ultimi entrano a far parte del nuovo equilibrio. Lo stagno ha raggiunto un nuovo equilibrio che comprende i sassi lasciati affondare.

Mentre il primo tema mi rammenta l’evolvere ineluttabile dell’esistenza, proprio questo secondo quadro mi suggerisce di guardare altrove, verso discipline contigue, forse comunicanti, prossime perciò ad una possibile cognizione del dilemma. A mio giudizio perciò, per comprendere agevolmente il tema del cambiamento credo occorra anteporre un concetto della biologia che riguarda qualunque essere vivente: la capacità degli organismi viventi di mantenere un equilibrio interno pur nel variare delle condizioni esterne.