Sul metodo

La ricerca è per definizione movimento: ciò che era vero ieri non lo è più oggi, e sarà ancora modificato domani.Piero Angela, L’uomo e la marionetta

Sulla minuscola isola di San Giulio, nel mezzo del lago d’Orta, è possibile percorrere un’unica strada che corre lungo tutto il perimetro esterno dell’Abbazia Mater Ecclesiae, luogo in cui convivono circa un’ottantina di suore benedettine di clausura guidate dalla Badessa Anna Maria Cànopi.

Il percorso è accompagnato, in entrambe le direzioni, da cartelli sul cui fronte e retro sono espresse delle brevi frasi presentate, oltre all’italiano, in altre tre lingue europee. Ciascuna direzione è contrassegnata da un cammino, una passeggiata denominata, in senso orario, la via della meditazione e, in senso antiorario, la via del silenzio.

Sia l’una sia l’altra via parte e giunge nel medesimo punto, il medesimo tragitto descritto da due punti di vista alternativi e pure coerenti. Tanto il silenzio quanto la meditazione si discosta nella proposta ma si equivalgono nella meta da raggiungere.

Una sola attestazione per suffragare la veridicità di questa affermazione. La frase ascolta l’acqua, il vento, i tuoi passi reca sul rovescio della targa i muri sono nella mente: non è forse dell’intelletto sordo del mondo l’impossibilità di sentire il fruscio leggero della natura o di noi stessi.

Analogamente voglio ipotizzare che il cambiamento, di cui appresso, delineo i contorni, possa essere conseguito praticando strade diverse, percorsi insoliti, a volte paralleli, altre volte intersecanti, altre ancora divergenti ma ugualmente orientati verso la medesima soluzione: il benessere della persona, la sua serenità, il suo quieto vivere, scevro da ansia, emotività, stress.

«Se pensiamo allo spazio del problema come a una specie di labirinto dell’attività mentale attraverso il quale dobbiamo vagare, cercare una soluzione, abbiamo un’efficace metafora per riflettere sulla natura della soluzione dei problemi. La soluzione dei problemi implica una ricerca di un percorso dallo stato iniziale allo stato mèta. Comunque, una persona che risolve un problema deve anche conoscere quali passi sono possibili - come rappresentare il problema. Questi due aspetti della soluzione dei problemi, la rappresentazione e la ricerca, sono un buon inizio per la comprensione della soluzione dei problemi» (Sternberg e Smith 2000).

In effetti, è possibile «all’interno dello spazio del problema, per trovare la via che collega la situazione di partenza alla meta finale, […] adottare due tipi di strategie: gli algoritmi e i metodi euristici. La procedura algoritmica consiste nell’esplorazione sistematica di tutte le possibili vie di soluzione, scegliendo uno dei possibili stati che seguono allo stato iniziale; a partire da tale stato si esplora uno di quelli che sono raggiungibili e così di seguito finché o si trova la soluzione o ci si imbatte in un punto cieco, oltre il quale non si può procedere; in quest’ultimo caso si retrocede al penultimo stato esplorato e si imbocca un altro percorso; la ricerca continua in questo modo sino al raggiungimento del punto d’arrivo. Un’altra strategia algoritmica suggerisce invece di analizzare tutti gli stati che si diramano da quello iniziale; si procede quindi analizzando tutti i successivi possibili stati intermedi raggiungibili da tale primo livello di stati e così via sino a identificare uno stato che corrisponda alla soluzione» (Mecacci 2001).

La seconda strategia si può sperimentare nel caso l’algoritmo sia impossibile o difficoltoso da applicare. Difatti il termine euristico si impiega generalmente per definire procedure che concorrono a limitare la ricerca di una soluzione in relazione all’esplorazione di tutte le possibili alternative e questo, generalmente, «viene perseguito limitando il numero delle alternative da esaminare a quelle che sembrano avere maggiori probabilità di successo. In questo caso, non essendo prese in considerazione tutte le possibili sequenze di mosse, non vi è la certezza di giungere alla soluzione, né di giungervi attraverso la via ottimale: ci si accontenta, per così dire, di soluzioni che appaiano soddisfacenti, senza che queste debbano essere per forza le migliori» (Mecacci 2001).

Con questa essenziale finalità però non intendo scadere nella impossibilità di poter pensare una adeguata conoscenza scientifica, una epistemologia della cura della persona che ne teorizzi una struttura e dei metodi chiari ed inequivocabili relativamente alla soluzione di specifiche problematiche.