L’arte di Euterpe

La musica è l’armonia dell’anima.Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

Nella mitologia greca Euterpe, dal greco colei che rallegra, così riporta Wikipedia, è una delle Muse, figlie di Zeus e Mnemosine: è la musa della musica, più tardi anche della poesia lirica.

Ascolto volentieri musica, tanto la cosiddetta musica leggera quanto quella classica. Mi piace ascoltarla indipendentemente dal media: radio, CD, personal computer, concerti dal vivo. Più in particolare, seguo con piacere Renato Zero, sia ascoltando dischi che assistendo a qualche concerto, e diversi motivi classici di compositori che apprezzo oltremodo di cui dirò oltre.

Fra le centinaia di canzoni che ha cantato prediligo l’equilibrista. La canzone che ho scelto per questo lavoro oltre che bella e profonda, come potrete rendervi conto nel video allegato al lavoro per chi non la dovesse conoscere, è molto significativa e adatta al tema trattato. La canzone, inserita nel doppio album live Prometeo pubblicato nel 1991, è stata scritta nel 1965 e da allora rimasta inedita.

Il testo narra dei pericoli cui si espone un trapezista per continuare a vivere. Solo l’equilibrio, declinato tanto al passato e altrettanto al presente mediante un interessante gioco di tempi verbali e di avverbio, lo ha soccorso e continua tuttora a farlo. Non importa se all’amore che riversa in quest’attività se trova corrispondenza invece il male. Di seguito il testo:

Camminavo su una corda tesa,
l’equilibrio mi aiutava, a vivere,
due più due non dava, quattro mai,
c’era il caos, nei pensieri miei.
Un bicchiere per dimenticare,
che morire o vivere, era uguale,
non riuscivo più, a ritrovare,
la mia strada, la mia direzione.
Povero in danari, ricco in fondo al cuore,
davo tutto il bene, davo un po’ di me.
Ho speso parole, e invano questo amore,
per chi come me, costretto a mendicare.
Ed in cambio ho avuto, tanto male.

Io cammino su una corda tesa,
l’equilibrio ormai mi aiuta a vivere,
due più due non può fare quattro mai,
torna il caos, nei pensieri miei.
Povero in danari, ricco in fondo al cuore,
davo tutto il bene davo un po’ di me.
Ho speso parole, e invano questo amore,
per chi come me costretto a mendicare.
Ed in cambio ho avuto, tanto male.
Tanto male.
Tanto male.
L’equilibrista na, na, na.
Troppo male.
Troppo male.
L’equilibrista...

A proposito di musica, sul numero 944 della rivista Internazionale è ripreso un articolo di Anahad O’Connor, originale in inglese pubblicato nella rubrica “Really?” del New York Times. Piuttosto che riassumerlo ho preferito riportarlo:

Ascoltare la musica può alleviare il dolore?

Sono sempre di più i medici che usano la musica convinti che possa avere effetti analgesici sui pazienti o almeno distrarli da una procedura dolorosa. In uno studio recente, pubblicato sul Journal of Pain, 153 persone sono state sottoposte a scosse sulle mani sempre più dolorose mentre ascoltavano musica. Intanto erano incoraggiate a interessarsi alle canzoni e a individuare certi toni e note. Misurando la dilatazione delle pupille e l’attività cerebrale, gli scienziati hanno scoperto che, quando si concentravano sulle melodie, i soggetti provavano meno dolore. L’effetto maggiore è stato osservato nei volontari che all’inizio erano più preoccupati.

Uno studio svedese pubblicato nel 2009 riferiva risultati simili: i bambini sottoposti a musicoterapia dopo un lieve intervento hanno fatto ricorso a meno morfina degli altri. Una metanalisi dei dati relativi a 3.600 pazienti di 51 studi, pubblicata sul Cochrane Database, ha tuttavia evidenziato che la portata dell’effetto non è molto ampia, per cui la sua potenziale utilità nella pratica clinica, almeno per ora, è stata giudicata “incerta”.

Conclusioni Ascoltare musica durante o dopo un intervento medico può alleviare il dolore, ma servono altre ricerche.

Secondo me, altre ricerche sono di certo utili soprattutto se saranno in grado di evidenziare dati oggettivi, elementi statisticamente misurabili, però – a costo di dire una banalità – la musica non avrebbe mai avuto l’affermazione che ha se non avesse – almeno sulla psiche – anche una capacità terapeutica. La musica è in grado di provocare stimoli sensoriali non indifferenti che possono aiutare nella concentrazione, nella meditazione, favorire l’immaginazione e la conoscenza.

E la musica classica? Non la dimentico. Quando non voglio essere disturbata dal frastuono della città – importa quale sia? Italocalvinamente parlando si somigliano tutte – ascolto qualche notturno di Chopin o le Quatto stagioni di Vivaldi o lo Schiaccianoci e il Lago dei cigni di Ciajkovskij o, ancora, le diverse suites di Johann Sebastian Bach.